Quando l’arte non si prende troppo sul serio: apil fool’s day jokes in museums

Il pensiero comune vede i musei come dei posti polverosi, pieni di cose vecchie che solo in pochi possono riuscire a capire, e che per questo non sono per nulla divertenti. I musei invece non devono e non vogliono assomigliare neppure lontanamente a questa descrizione, per cui cercano in tutti i modi di comunicare la propria diversità. Questo li porta anche a creare delle iniziative spiritose che possono attirare l’attenzione del pubblico e migliorare la propria immagine, e questo lo si può notare negli esempi seguenti, che sono stati tutti pensati in concomitanza con il primo di aprile.

NEW YORK, NY – April 1, 2013 – We are pleased to announce that beginning today, the Solomon R. Guggenheim Museum will begin construction to expand the original Frank Lloyd Wright design by an additional 13 floors. How do you like our new look?

Questo era l’annuncio lanciato sulla propria pagina Facebook dal Guggenheim Museum di New York, che ha suscitato un’ondata di commenti. Gli utenti per la maggior parte avevano capito che si trattava di uno scherzo d’aprile, ma alcuni hanno preso sul serio il post e hanno gridato al sacrilegio verso l’opera dello stimato architetto. Il museo, peraltro, non ha cercato di dissipare i dubbi, ma, al contrario, ha risposto con un commento sibillino: “What if we decided we needed a little more of Guggenheim?”

Anche il Hirshhorn Museum and Sculpture Garden ha utilizzato Facebook per lanciare un piano forse ancor più sorprendente:

Hirshhorn to Curate Outer Space by 2024 – The Smithsonian announces a plan to launch the Hirshhorn into low Earth orbit in time for the Museum’s 50th anniversary. Having judged the historic Gordon Bunshaft-designed structure “too freakin’ cool to remain on the ground,” the Smithsonian’s Board of Regents has formed an interdisciplinary task force to conduct feasibility studies.

In questo caso però gli utenti hanno capito subito lo scherzo, anche perché il post affermava che “It will be necessary to rotate the structure around its central axis to establish artificial gravity”.

Un altro caso è quello del Royal British Columbia Museum (Canada) che ha proposto una caccia al tesoro ai propri visitatori. L’organizzazione ha sparso per il museo degli oggetti insoliti, come an airplane in the coal mine or a cat food tins in the fish cannery, e ha invitato i clienti a segnalarli attraverso degli strumenti messi a disposizione nella biglietteria. Il museo ha anche creato un hashtag per l’occasione e ha invitato a inviare lì domande o richieste di aiuto per trovare gli oggetti. Questa iniziativa certamente poteva essere pensata meglio coinvolgendo di più i social network e le nuove tecnologie, ma ha degli evidenti lati positivi. Il museo, con un investimento irrisorio è riuscito ad incuriosire il pubblico, a divertirlo e ad aumentare le presenze. Inoltre ha reso più esperienziale la visita alla collezione e ha reso meno seriosa la propria immagine.

Questi tre esempi mettono in luce come le organizzazioni museali più innovative riescono con mezzi davvero molto semplici a migliorare la propria immagine, e a dimostrare di possedere anche senso dell’umorismo. Il museo in questo modo non viene più percepito come un luogo triste e noioso, ma come un posto dove ci si può persino divertire.