FIRENZE- lA PRIMAVERA E LA NASCITA DELLA VENERE RITORNANO (“VIRTUALMENTE”) A CASA GRAZIE A CENTRICA.

In occasione della consegna da parte dell’Unesco del certificato di Patrimonio dell’umanità, dal 9 all’11 maggio scorsi, le Ville Medicee sono diventate teatro di una nuova sperimentazione tecnologica. Nella Villa in Castello a Firenze infatti, due grandi schermi hanno riprodotto digitalmente ed in altissima definizione (5,4 e 10 gigapixel) due opere del Botticelli nella loro collocazione originale. La Primavera e La nascita di Venere si trovavano infatti in origine nelle stanze di questa splendida villa, gioiello del Rinascimento Toscano, ed erano state commissionate da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (cugino “popolano” di Lorenzo il Magnifico). Oggi, grazie a Centrica, un’azienda fiorentina che già dal 2000 aveva curato la digitalizzazione del patrimonio artistico degli Uffizi, queste due opere diventano interattive, concedendo al visitatore non solo il privilegio di poter ammirare i dipinti nel loro ambiente originario, ma anche la possibilità di ingrandire i dettagli e osservare le singole pennellate del maestro toscano. Un ottimo modo, questo, per valorizzare al meglio i luoghi e palazzi storici, stimolando l’immaginazione del visitatore. A Castello e a Villa Petraia si potrà inoltre usufruire di una guida Ubilia scaricabile sul posto in ambienti Apple ed Android.

Centrica nel 2010 in realtà aveva già lanciato una applicazione per Ipad e Iphone chiamata Uffizi touch, la quale non solo contiene tutta la collezione del prestigioso museo digitalizzata, ma consente di scegliere un itinerario di visita personalizzato (per artista, per titolo, per sala, per epoca storica, ma anche per tematica come ad esempio “gioelli” e “paesaggio” grazie all’opzione Visual Tour). La tecnologia può dunque essere usata per incrementare il valore esperienziale del museo, anche se, a mio avviso, si tratta di un timido ma promettente inizio. Ottima l’idea degli itinerari, che possono offrire più ampie occasioni di comprensione dei complessi legami storico-artistici inerenti alla collezione. Il tutto rischia però di essere un’esperienza isolata, che non deve avere la pretesa di sostituire la presa diretta e il “contatto fisico” con l’Opera. Il futuro credo che ci regalerà nuovi modi di fruizione “in loco”, in cui le tecnologie saranno quantomai deter minanti per aumentare esponenzialmente la percezione non solo estetica ma anche storico-artistica del patrimonio. Ci serve fare questo piccolo grande passo anche in istituzioni museali sacre e inviolabili. Allora, forse, potremmo fare della cultura la base della nostra crescita, abbandonando la ormai troppo consuetudinaria rassegnazione davanti ad un nuovo crollo.