Open Space – Il blog del Museum of Modern Arts di San Francisco

Il Museum of Modern Arts di San Francisco (SFMOMA) ha preso un’iniziativa molto interessante che può fungere da esempio per altri musei ed organizzazioni culturali. In aprile 2008 il museo in questione ha lanciato il suo “Open Space”, una piattaforma aperta con un blog innovativo che sin da subito ha riscontrato un successo inaspettato.

Il blog si chiama SFMOMA e ha lo scopo non tanto di divulgare notizie sul programma del museo quanto di creare un dialogo tra lo staff ed i curatori del museo con la comunità che lo circonda in Bay Area.

Inizialmente Suzanne Stein, Responsabile del Impegno della Comunità riguardo al SFMOMA California, si occupava di tutto: dall’ intervistare persone a scrivere post e collaborare con lo staff ed i curatori del museo, etc. Successivamente ha iniziato a delegare la stesura dei post riguardo le mostre del SFMOMA alle persone della comunità. Verso la fine del 2008, ha deciso di adottare una nuova strategia che consisteva nel coinvolgere in questa iniziativa editorialisti esterni, persone che vivono, lavorano e scrivono nella comunità culturale di Bay Area. I prescelti avrebbero ricevuto le chiavi dell’Open Space e la libertà di scrivere e pubblicare come e quello che volevano, senza nessuna supervisione da parte della responsabile o del SFMOMA.

All’inizio del 2009, sono state scelte cinque persone con professioni diverse (Kevin Killian – poeta e novellista, Julian Myers – storico dell’arte, Adrienne Roberts – laureata in arte e critica visuale, Anuradha Vikram – giovane curatore e Eric Heiman – designer locale) ai quali venne data libertà di scrittura su avvenimenti vari riguardanti il museo o la comunità di Bay Area. L’unica cosa che non potevano fare era scrivere recensioni su mostre o spettacoli locali.

Con questa tattica, la piattaforma ha riuscito ad attirare molta attenzione, specialmente dalle persone della comunità che intervenivano molto spesso con commenti e discussioni nei post. Nei tre anni successivi c’è stata una rotazione di editorialisti con permanenza stagionale ma poi si è deciso di ridurre il tempo di collaborazione di ognuno in modo da introdurne sempre di nuovi.

Dato che lo standard del contenuto dell’Open Source è alto, coloro che vengono scelti per scrivere i post vengono pagati. Questo fatto è importante e sottolinea la questione che anche gli scrittori sono degli artisti e perciò devono essere trattati come attare.

I responsabili del museo all’inizio hanno temuto un po’ questa iniziativa dato che non avevano controllo alcuno sulle pubblicazioni ma poi quando hanno visto quanta gente veniva coinvolta, hanno offerto tutto il loro supporto al blog. Una volta un editorialista ha scritto un post molto critico riguardo al prossimo programma che il museo stava preparando e ci furono delle discussioni tra il curatore del programma e l’autore dell’articolo. Il post ha creato un’intelligente, ricca e dinamica conversazione nei commenti tipica delle serate ai bar o nei ristoranti dopo che le persone hanno lasciato il museo. Dato che l’articolo non ha avuto l’esito negativo che il curatore si aspettava, ma al contrario è andata benissimo, alla fine anche esso ha visto con occhi diversi questa iniziativa.

La soddisfazione più grande di questo blog sono i feedback positivi della comunità locale, che ritrova in questa piattaforma un luogo per avere conversazioni interessanti e discussioni importante su questioni artistiche e culturali. Questo successo è dovuto in gran parte al fatto che gli editorialisti possono scegliere l’argomento dei loro post, di conseguenza scrivono su cose di loro interesse ed in questo modo l’articolo viene fuori più interessante.

Per pubblicizzare l’attività del museo, l’Open Source usa due iniziative: la One on One – agli editorialisti viene chiesto di scrivere qualcosa sulla collezione del museo, ma sono liberi di scegliere su cosa e come scrivere, e la Collection Rotation – nella quale ad un individuo viene chiesto di organizzare una mini-esposizione dalla collezione online del museo. Quest’ultima ha riscontrato molto successo tra il pubblico.

Oltre al blog, il museo usa anche altri strumenti digitali per promuovere la sua attività come per esempio: Facebook, Twitter, Instagram e Tumblr.

L’Open Source ha circa è 35.000 visitatori al mese, metà di questi lettori sono della comunità locale mentre il resto sono lettori nazionali ed internazionali interessati all’arte.

Certamente questo è un buon esempio che molti musei potrebbero seguire per avvicinarsi di più alle comunità locali.

 

 

This post was written by Laura