Il Marketing è morto, lunga vita all’Audience Development!

Caro diario,

Ieri ero a un congresso a Treviso (vicino a Venezia) organizzato dalla provincia, incentrato sul fenomeno dell’audience development.

La relatrice inizia con una citazione: “Con l’audience development finalmente è possibile parlare di marketing nei musei”. Immediatamente ha voluto precisare che non è d’accordo con questa frase in quanto l’audience development non fa parte del marketing, ma è un concetto che si situa tra il marketing e servizi al pubblico:

In seguito ha tentato di convincerci che l’audience development analizza i dati qualitativi mentre il marketing analizza quelli quantitativi. Oh cielo! Nel momento in cui mi sono ripresa dallo svenimento, ho cominciato a comprendere che in fondo io e lei avevamo semplicemente un diverso approccio al marketing, dato che il suo è basato prevalentemente sulle scienze sociali.

Quindi, per chi fosse interessato alla mia visione, per me il marketing è alla base di ogni azione di programmazione, incorpora anche l’audience development, e i suoi effetti si ripercuotono sui servizi al pubblico:

Ha continuato fornendoci alcuni esempi per confermare la sua importanza dell’audience development tra cui (per citarne alcuni) il caso del crowdfunding a Palazzo Madama e Space One al Cleveland Museum.

Alla fine, non è riuscita a convincermi perché sono rimasta ferma alla celebre questione del: “Chi viene prima, l’uovo o la gallina? L’audience development o il marketing?” Molto probabilmente è una questione sciocca, perché l’unico fatto importante è che gli esempi (di marketing?) citati, sono strabilianti in quanto possono aiutare i musei a uscire dalla situazione terribile dei tagli ai loro bilanci, nonché ad interessare fasce più ampie di pubblico.

Non credo che la relatrice della fondazione Fitzcarraldo sia riuscita a rendere mia la sua visione, ma almeno abbiamo concordato su quanto sia ridicolo parlare di target nella società attuale. Dunque, tutto è bene quello che finisce bene (più o meno).