Innovazione culturale: pochi esempi di un fermento generale

Una rapida carrellata di progetti nascenti, startup ai primi passi e futuri successi imprenditoriali introducono una riflessione sull’innovazione culturale e sulla sua importanza nel panorama museale italiano.

Sono trascorsi poco più di un paio d’anni da quando ho sentito per la prima volta la parola fablab e ho aperto la porta del travolgente modo che ruota attorno all’odierna declinazione dell’innovazione: makers, open data, crowdfounding, startup, incubatori. Convegni, blog e riviste del settore mi hanno introdotta nel magico mondo dell’innovazione, dove l’energia è vibrante e il fallimento dietro ad ogni angolo. Questo morbo energetico non risparmia nessun settore, neppure quello della cultura, che come abbiamo più volte evidenziato su AMMblog, ha saputo spesso adottare con successo il crowdfounding per finanziare diverse iniziative ( come questa o quest’altra) o vere e proprie tecnologie che hanno reso la visita più interattiva o l’esposizione multimediale . Abbiamo raccontato i primi passi di alcuni progetti appena nati, come NeuroArt, ma non ci siamo mai soffermati sul tessere un sommario scenario di quelle che sono le interessanti startup che popolano il mondo della cultura italiana.

Calembour design sta lavorando per lanciare una linea di giochi dedicati al mondo museale. I prodotti che ne risulteranno avranno come tema le opere del museo e lasceranno ampio spazio alla creatività del bambino per avvicinarlo al mondo dell’arte e dei musei.

 

Tooteko si basa su una tecnologia open source per rendere le opere d’arte parlanti, applicando una traccia audio agli oggetti. Ogni superficie d’arte diventa cliccabile e interattiva, migliorando la fruizione culturale e agevolando le visitemuseali per le persone non vedenti.


Bepart
 è un movimento di arte urbana collettiva, che grazie ad una app riempe gli spazi urbani di arte, design, grafica, video, musica e parole georeferenziate. Il progetto distribuisce all’interno di spazi urbani performance artistiche in alta definizione visibili grazie all’utilizzo dell’apposita applicazione.

 

Meetmuseum invece s rivolge alle aziende per introdurne le attività al mondo museale. La startup si impegna a organizzare convegni e ogni sorta di evento aziendale all’interno di musei, mostre d’arte ed eventi culturali, offrendo un servizio che in Italia potrebbe avere un ampio spazio di sviluppo.

Concludo questa breve carrellatta con Musement, che startup non lo è più. La piattaforma nata nel 2013 per offrire un servizio di aggregazione per le esperienze legate ad arte e cultura con annesso servizio di ticketing ha infatti ricevuto un finanziamento da 5 milioni di euro che le ha fatto compiere il passo da startup a scaleup.

Questi sono solo alcuni esempi che ben dimostrano un ambiente culturale in evoluzione, in un paese dove la cultura spesso fatica ad esprimere il proprio potenziale. Le piattaforme, i servizi e i prodotti descritti nascono con l’obiettivo comune di migliorare il modo di fare, fruire e soprattutto offrire cultura,aiutando il mondo culturale ad adottare un approccio imprenditoriale e innovativo.

E tu? Stai lavorando a un progetto d’innovazione culturale? Aspettiamo di conoscere la tua idea!

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